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L'unione sarda. Arrivano i saldi, è ancora guerra

Vendite scontate dal 6 luglio ma le promozioni ci sono già

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È una guerra che ormai non conosce più regole. La stagione dei saldi estivi comincerà ufficialmente il 6 luglio, ma centinaia di negozi in tutta l'Isola hanno bruciato i concorrenti facendo scattare la corsa alla migliore offerta con settimane di anticipo. Sms, mail, promozioni personalizzate e vetrine tappezzate di poster pubblicitari: le occasioni non mancano e nemmeno le accuse di concorrenza sleale.
LA DENUNCIA «Non è un allarme che deve essere preso alla leggera», avverte Roberto Bolognese, presidente della Confesercenti per la Provincia di Cagliari, «quest'anno l'esito delle vendite di fine stagione sarà decisivo per la sopravvivenza di molti negozi, ma le promozioni selvagge, portate avanti in queste settimane da alcuni punti vendita, rischiano di compromettere il 20% degli incassi stimati».
LA REGIONE La battaglia dello sconto si ripete all'inizio di ogni stagione, ma gli addetti ai lavori si interrogano, ora più che mai, sulla reale utilità dei saldi in un contesto economico ormai fondato sulle liberalizzazioni. «Dall'Europa arrivano segnali sempre più chiari», conferma l'assessore regionale del Turismo, Luigi Crisponi, «la stagione dei saldi è un concetto obsoleto, non più al passo con i tempi. Dobbiamo lasciare alle imprese la libertà di gestire le strategie commerciali. I 60 giorni di imperdibili offerte sono una favola a cui pochi credono ancora, per questo dobbiamo modernizzare il settore, in accordo ovviamente con l'intera filiera imprenditoriale».
REGOLE DA CAMBIARE «Non siamo una categoria intransigente», replica Bolognese, «sappiamo che le regole devono essere cambiate, ma non accettiamo di farlo a partita iniziata. Servono subito controlli e sanzioni per salvare il futuro di aziende che rispettano le leggi e si giocano l'esistenza. In autunno saremo disponibili a sederci tutti attorno a un tavolo per trovare le soluzioni migliori». La Regione si dice «disponibile a fare tutto il possibile per dare nuova linfa al settore» ma ammette anche che «si tratta di norme nazionali sulle quali l'assessorato ha pochi margini di manovra». Le associazioni di categorie, dal canto loro, temono eccessive liberalizzazioni che favorirebbero soltanto le grosse catene a discapito dei piccoli esercenti, impossibilitati a organizzare strategie commerciali efficaci. «Se non vogliamo che Golia schiacci Davide», conclude Bolognese, «dobbiamo creare regole certe. Se evitiamo l'accumulo di grandi poli commerciali nelle periferie delle città, restituiremo equilibrio al mercato». La proposta di nuove regole ottiene l'appoggio della Regione, pronta a trovare un compromesso legislativo che «sia di massima utilità per il mercato».
Luca Mascia

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