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L'unione sarda. Alina, l'indagato muore suicida

Fermo Banfi si è gettato dal quinto piano dell'ospedale

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SASSARI Nessuno saprà mai perché Fermo Banfi alle tre del mattino di ieri abbia deciso di lanciarsi nel vuoto dalla finestra al quinto piano dell'ospedale civile di Sassari. Lui, passato da testimone a indagato nell'inchiesta sulla morte di Alina Cossu - la studentessa di vent'anni uccisa e abbandonata sugli scogli di Abbacurrente a Porto Torres nel settembre del 1988 - era molto malato e sapeva, ne era consapevole, di essere entrato nella fase terminale del tumore ai polmoni che lo stava divorando. La figlia, sotto choc, ha scelto di non parlare, la moglie non è nelle condizioni di farlo.
L'AVVOCATO «Ho pensato alla reazione di un uomo spigoloso - ha detto l'avvocato Marco Bianchina, che lo seguiva da tempo nelle vicissitudini giudiziarie - un uomo che comunque è sempre stato deciso nelle sue scelte, ho avuto modo di conoscerlo a fondo in questi anni». Quanto potrebbe aver influito il fatto che domani il gip di Sassari deciderà sulla revoca dell'archiviazione del caso e sulla contestuale richiesta di riesumazione del cadavere di Alina? «Non lo sentivo da qualche giorno ma non credo che questa potesse essere la sua prima preoccupazione, ne sono certo. Aveva ben altri problemi».
LA DEPRESSIONE Le malattie, la sua e quella della moglie alla quale cercava di dare qualsiasi sostegno nei limiti delle sue condizioni, l'avevano segnato profondamente. Era seguito da uno psicologo, non ce la faceva più a reggere un fardello diventato eccessivamente pesante. Banfi aveva 73 anni, 48 all'epoca del delitto della scogliera. Nel fascicolo il suo nome compariva come testimone: il suo negozio di ottica stava proprio di fronte al bar Acciaro, dove lavorava Alina.
CASO RIAPERTO Cinque anni fa, il sostituto procuratore Gianni Caria aveva riaperto il caso pensando di avere tra le mani nuovi e determinanti indizi in grado di fare finalmente luce sulla storia. Fermo Banfi, da testimone della prima ora adesso è un indagato. Con lui, anche Francesco Ruggiu, Pietro Grezza e Antonio Canu, i quattro amici che la sera della scomparsa della ragazza erano insieme a cena nel container dell'ottico trasformato in monolocale e sistemato in una campagna alla periferia di Porto Torres. Le abitazioni dei quattro erano state perquisite minuziosamente dai carabinieri. L'attenzione, in particolare, era stata concentrata su quella scatola di metallo immersa nel verde, dove Banfi, Ruggiu, Grezza e Canu si riunivano per giocare a carte o, appunto, per uno spuntino improvvisato.
SCARPE DA TENNIS Qui, i militari avevano trovato un paio di scarpe da tennis da donna (erano della moglie di Banfi) che vennero sequestrate. Sul volto di Alina era rimasta impressa l'impronta di una calzatura sportiva. «Sì, è vero - dice l'avvocato - ma è altrettanto vero che quelle scarpe non esistevano vent'anni prima, quando venne commesso l'omicidio». Infatti, alla fine, il pm Caria era stato costretto a gettare la spugna.
PERSECUZIONE «Banfi non si era mai ripreso - aggiunge Bianchina - aveva anche scritto due lettere al magistrato dai contenuti piuttosto duri, era convinto di essere vittima di una vera e propria persecuzione. Non solo, era pure sicuro che l'improvviso aggravamento della malattia della moglie fosse strettamente collegato alle indagini su di lui. Lo hanno logorato, non ci sono dubbi».
DECIDE IL GIP Domani, dunque, il giudice delle indagini preliminari scioglierà la riserva sulle richieste del pubblico ministero. «Per Fermo Banfi non sarebbe cambiato nulla - spiega il penalista - si è sempre proclamato innocente, ha sempre urlato la sua innocenza. Diceva che questa storia gli aveva rovinato la vita e, mi creda, aveva ragione. E non perché fosse mio cliente, ma perché non c'era alcun indizio che riconducesse a Banfi, basta leggere gli atti».
RIESUMAZIONE TARDIVA Cosa pensa della riesumazione del cadavere? «Ci sono grandi aspettative dalla tecnologia, la speranza che con i nuovi strumenti si possano risolvere i casi è fondata e legittima. Resto però dell'opinione che la riesumazione andava considerata come ipotesi già da tempo. Oggi, dopo tanto tempo, stiamo parlando di 25 anni, sono molto meno propenso all'ottimismo, anche se spero che la verità emerga per una questione di giustizia nei confronti di Fermo Banfi e della famiglia». ( v. f. )

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