Dopo mesi di rumors e voci incontrollate e incontrollabili, è arrivata la prima vera svolta nell’inchiesta-bis sulla gestione dei fondi pubblici destinati all’attività istituzionale dei gruppi del Consiglio regionale. Ci sono i primi due indagati per peculato a cui proprio ieri sono stati notificati gli inviti a comparire: si tratta dell’attuale assessore regionale alla Cultura, Sergio Milia, e di Sergio Obinu, entrambi dell’Udc. Il fascicolo è in mano al pm Marco Cocco, lo stesso titolare dell’indagine sui venti consiglieri ed ex consiglieri che tra il 2004 e il 2008 fecero parte del gruppo Misto e di Sardegna Insieme già finiti davanti ai giudici con l’accusa di peculato.
LE CONTESTAZIONI. A Milia viene contestato l’indebito utilizzo di 90 mila euro nel periodo in cui, tra il 30 luglio e il 22 dicembre 2009, era amministratore e tesoriere del gruppo consiliare del suo partito. Accusa praticamente identica per Obinu, successore di Milia nell’incarico di tesoriere dell’Udc, che due settimane fa era stato già
convocato dal magistrato titolare dell’inchiesta ma come semplice testimone. «Siamo molto sereni - ha detto Milia, che ha nominato suo difensore l’avvocato Luigi Concas -, non un euro è stato usato per scopi estranei ai fini istituzionali. Abbiamo sempre agito nella massima trasparenza e confidiamo nel fatto che la magistratura concluda celermente i doverosi accertamenti». Gli interrogatori sono fissati per il 18 luglio, ma ancora non si sa se i due esponenti del gruppo Udc si presenteranno. Inoltre, a sentire fonti ben informate, si tratterebbe solo di un aperitivo: i consiglieri ed ex consiglieri iscritti nel registro della Procura sarebbero infatti molti di più e nelle prossime settimane potrebbero ricevere a loro volta gli inviti a farsi interrogare.
LA NUOVA INDAGINE. A far scattare il nuovo filone era stato l’interrogatorio a cui si era sottoposto lo scorso ottobre Adriano Salis, l’esponente dell’Idv coinvolto nella prima inchiesta che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. All’udienza preliminare Salis aveva risposto alle domande del pm Cocco e del Gup Cristina Ornano fornendo quella “notizia di reato” la cui mancanza, sino a quel momento, aveva impedito alla Procura di estendere l’indagine anche agli altri gruppi. Salis non aveva fatto nomi, ma aveva spiegato che tutti utilizzavano quei soldi, destinati a finanziare l’attività istituzionale e politica del gruppo, con una certa disinvoltura.
VERIFICHE SU 24 MILIONI. Dichiarazioni che, appunto, erano servite al pm Cocco per iniziare gli accertamenti su tutti i gruppi politici che hanno fatto parte del Consiglio regionale nelle precedente e nell’attuale legislatura. Da quel momento si è dunque andati a verificare come siano stati utilizzati i circa 24 milioni di euro di cui hanno usufruito i partiti sardi dal 2004 ad oggi. Una cifra astronomica a cui si arriva partendo dalla quota individuale di 2500 euro al mese prevista per ognuno degli 80 consiglieri regionali. In tutto sono 200mila euro per cinque anni: dunque 12 milioni di euro. Ma visto che le legislature finite sotto la lente d’ingrandimento sono due ecco che si arriva ai 24 milioni.
LA PRIMA INCHIESTA. Il nuovo tsunami politico-giudiziario prende forma proprio quando i tre processi nati dalla prima inchiesta stanno entrando nel vivo. Il primo vede imputato Silvestro Ladu, a cui viene contestato l’uso improprio di 263mila euro, e riprenderà davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale il 4 ottobre. C’è poi quello davanti al Gup a carico di Salis, l’unico che ha scelto il rito abbreviato: per lui il prossimo appuntamento è fissato per il 17 luglio. Infine l’altro ieri è slittata al 24 settembre la prima udienza del processo agli altri 17 imputati.
Massimo Ledda
