Domani in Consiglio si riprende a parlare della riforma degli enti locali e lunedì 22 il centrosinistra farà il punto sulle regole delle Primarie per la presidenza della Regione. Gli scenari che si configureranno sul fronte delle Primarie per Giampaolo Diana, capogruppo del Pd nella massima assemblea sarda, non lasciano aperte molte porte ai dubbi: «Il 29 settembre uscirà dalle consultazioni un candidato forte in grado di sconfiggere Cappellacci», dice. «La Sardegna è stanca di un presidente che in quattro anni ha solo ingannato i sardi senza risolvere un problema che uno. Anzi, molti li ha peggiorati: basti pensare a continuità territoriale, patto di stabilità , entrate».
Onorevole Diana, non trova che il confronto sulle primarie si stia prolungando oltremisura?
«Non credo. Si sta portando avanti una discussione sulle regole che sono fondamentali proprio per consentire la massima partecipazione alla scelta del candidato o della candidata presidente».
Magari l'elettorato si aspetta meno tecnicismi e maggiore chiarezza.
«Questo è vero. Non dobbiamo attardarci ulteriormente: il centrosinistra e il Pd entro la prossima settimana devono definire le regole».
Alla fine Renato Soru si candiderà ?
«Bisogna chiederlo a lui. Certo è che Soru è una risorsa importante per il Pd, per il centrosinistra e per la Sardegna. Ma non è la sola risposta che abbiamo».
E Michela Murgia?
«Ancora non ho capito se sarà candidata. Certamente sarebbe importante se decidesse di partecipare alle Primarie del centrosinistra».
Eppure Sel ha chiesto che il candidato sia riconoscibile e riconosciuto nell'area di centrosinistra.
«Non so se questo taglierà Michela Murgia fuori dalla contesa. Io sono tra coloro che la vorrebbe in campo. Credo però che i movimenti autonomisti e sovranisti debbano evitare i radicalismi. Devono contribuire insieme al centrosinistra a rafforzare il valore autonomistico che fa parte del profilo politico della Sardegna che noi vorremmo. Credo che non debbano limitarsi a candidarsi per una testimonianza minoritaria, ma mettersi a disposizione della causa».
Lo stesso discorso vale per Maninchedda?
«Non conosco Maninchedda a capo di un movimento o di un partito. In Consiglio fa parte del Psd'Az e credo che proprio ai sardisti in quanto partito dovremmo guardare, non a singoli suoi rappresentanti».
Come giudica la nomina di Antonello Cabras alla presidenza della Fondazione Banco di Sardegna?
«L'ha nominato la Fondazione. Nel partito non se n'è parlato».
Ammetterà che ha generato polemiche.
«Indipendentemente da questo credo che Cabras, così come ha fatto Antonello Arru in precedenza, possa svolgere egregiamente il suo compito. L'auspicio è che con Cabras alla presidenza della Fondazione possa chiudersi una stagione che ha visto nomine sempre politiche. Attraverso la modifica dello Statuto della Fondazione si può pensare a personalità che vengono da altri settori e ambienti della società per compiere altrettanto egregiamente i compiti di rappresentanza previsti».
Riordino delle province e legge elettorale. Il centrosinistra è sempre sull'Aventino?
«Mai stati. Ci siamo assunti più responsabilità di quanto avremmo dovuto, essendo opposizione. Abbiamo fatto proposte anche sul riordino delle autonomie locali».
Quali?
«Abbiamo proposto al centrodestra una nuova concezione delle province, attraverso un unico ente locale tra Comuni e Regione che accorpi tutte le competenze finora distribuite in diversi enti e consorzi».
Una superprovincia, insomma.
«Niente di super, semmai di ordinario. Penso a un ente che semplifichi e avvicini al governo della cosa pubblica. Svuotando la Regione delle funzioni e dei compiti di gestione: ne hanno fatto un mostro di burocrazia, che rende impossibile la vita delle imprese, degli enti locali e dei cittadini. Abbiamo sfidato il centrodestra e Cappellacci su questo terreno. Ma si sono sottratti a questa sfida, tradendo la volontà di mezzo milione di sardi: Cappellacci ha lasciato le Province, sostituendo i presidenti con i commissari».
Il centrosinistra è pronto per governare?
«Non solo siamo pronti, ma è necessario che ci sia il centrosinistra al governo per dare all'Isola un futuro di crescita economica e sociale. Mai come in questi quattro anni e mezzo di centrodestra si è toccato il fondo in tutti i settori della nostra economia. Bisogna tenerlo bene a mente».
Lorenzo Piras
