Il decreto “del fare”, emanato dal Governo Letta e, attualmente, all'esame del Parlamento, potrebbe riservare alla Sardegna spiacevoli sorprese in materia di bonifica delle falde acquifere nei territori contaminati. Infatti, nell'articolo 41 il decreto prevede che «nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario, oltre all'eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione». Il deputato del Pdl, Mauro Pili, ha denunciato la questione muovendo pesanti accuse al Governo, colpevole di «aver ceduto le armi agli inquinatori di Stato», e presentando un emendamento che elimini questa possibilità.
COSA CAMBIA Le bonifiche da eseguire nell'area industriale di Porto Torres potrebbero, stando a quanto stabilisce l'articolo 41, essere ritenute economicamente non convenienti e dunque non eseguite. Infatti, a dover sostenere i costi degli interventi, anche secondo la filosofia adottata dall'Unione europea in materia ambientale, sono le compagnie industriali che hanno causato l'inquinamento. Per questo motivo, Pili lancia strali al Governo per aver «scritto un decreto, nel caso specifico di Porto Torres, a favore di Eni e Syndial». Non è chiaro, inoltre, in che modo possa essere valutata la diseconomia di un intervento di bonifica. Oltre ai criteri per valutare la convenienza economica dell'eliminazione della fonte di contaminazione, c'è la questione relativa alle misure di attenuazione. Infatti, il decreto prevede che «i trattamenti delle acque di falda contaminate, sono ammessi solo nei casi in cui non è altrimenti possibile eliminare, prevenire o ridurre a livelli accettabili, il rischio sanitario associato».
In altre parole, gli interventi di bonifica potrebbero essere indirizzati verso l'attenuazione del problema piuttosto che verso l'eliminazione. Per questo motivo, il deputato del Pdl accusa il governo delle larghe intese di aver elargito «un regalo di Stato per decine di miliardi. Infatti, non è mai stata quantificata l'entità dei costi delle bonifiche nelle aree di Porto Torres, Macchiareddu, Ottana e Sulcis che hanno problemi gravi nelle falde acquifere, potenzialmente pericolose per la salute pubblica».
LE CONSEGUENZE L'interpretazione dell'articolo 41 apre molteplici scenari nell'opera di risanamento dei territori coinvolti. Consegnare nelle mani di chi è chiamato a eseguire le bonifiche la valutazione della loro fattibilità economica rappresenta, secondo l'esponente del Pdl, «un vero e proprio attentato alla salute dei lavoratori e cittadini con l'obiettivo di far prevalere l'arroganza di Eni e Syndial che, ormai da dieci anni, sono stati individuati come i soggetti che devono provvedere alle bonifiche».
Adesso la palla passa al Parlamento, presto chiamato a esaminare il decreto nella sua totalità e, nel caso, approvare l'emendamento di Pili che vorrebbe eliminare la discrezionalità di valutazione economica sul delicato problema delle bonifiche.
Matteo Sau
