Prima verifica dei numeri sul taglio delle Province: stasera il Consiglio regionale vota il passaggio agli articoli della proposta di legge, e i vaticini della vigilia escludono sorprese. Ma questo non significa che la riforma degli enti locali correrà spedita verso l'approvazione. Il muro contro muro tra i due poli fa pensare a un'aspra battaglia in aula, con l'opposizione che potrebbe ricorrere all'ostruzionismo.
NUOVO TESTO Intanto la maggioranza prepara gli emendamenti che riscriveranno il testo venuto fuori dalla commissione Autonomia: «Ormai è superato dagli eventi», spiega il relatore Michele Cossa (Riformatori), «vorremmo passare da una legge di sole procedure a una che inizi a trasferire funzioni dalle Province ai Comuni».
Rimarranno le quattro Province storiche, «intoccabili finché non si cambia la Costituzione e lo Statuto speciale». La legge però, prosegue Cossa, dovrebbe indicare «anche le forme associative che gestiranno le funzioni di area vasta». Non necessariamente delle Unioni di Comuni precostituite: «Almeno in alcuni ambiti sperimenterei delle associazioni volontarie di Comuni, finalizzate a obiettivi specifici».
Per Ignazio Artizzu (Fli), presidente neoeletto della commissione Autonomia, «l'ostruzionismo dell'opposizione sarebbe il segno di una mancanza di idee. Suggeriscano alternative: le riforme non si fanno a maggioranza, però bisogna pur attuare i referendum».
L'OPPOSIZIONE «Noi una proposta organica ce l'abbiamo», risponde Gian Valerio Sanna (Pd), relatore di minoranza: «Collaboreremo quando loro revocheranno i commissariamenti delle Province, che sono illegittimi. Se no, si preparino a discutere a lungo». Secondo Sanna «è da matti intervenire a colpi di emendamenti su una proposta di legge nata in un altro contesto. Potremmo invece cercare un'intesa per un riassetto che dia reale attuazione ai referendum, partendo da una consultazione delle autonomie locali».
ZONA FRANCA In mattinata si riunisce invece la commissione Autonomia per l'esame di una proposta di legge sardista in materia di zona franca. «Il testo - spiega Artizzu - propone una modifica dello Statuto speciale che darebbe più potere alla Regione in materia di fiscalità. È quella parte dello Statuto “decostituzionalizzata”, modificabile con legge ordinaria».
Restando nell'argomento, ieri anche l'assessore alle Riforme Mario Floris ha firmato il referendum consultivo sull'istituzione della zona franca, proposto dal movimento Meris di Doddore Meloni. Nei giorni scorsi avevano aderito, tra gli altri, il governatore Ugo Cappellacci e la presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo. (g. m.)
