Una camera iperbarica da dieci posti per cinquantamila potenziali emergenze. Tante sono le immersioni che si effettuano ogni estate in Sardegna. E per tenere testa a una massa del genere che affolla gli ottantacinque centri diving dell'Isola, c'è solo la struttura dell'ospedale Marino di Cagliari. La vecchia e malandata camera del “Paolo Merlo” alla Maddalena, da dodici posti, risalente a più di diciassette anni fa, dopo aver esalato l'ultimo respiro è stata mandata in pensione. È pronta una nuova, che a giorni arriverà nell'Arcipelago e sarà sistemata nei locali ampliati, rinnovati e adeguati alle severe misure di sicurezza previste dalla legge.
EMERGENZA Ma, nel frattempo, la situazione è critica. Proprio l'altro giorno, un subacqueo imprudente, risalito da un fondale al largo di Santa Teresa di Gallura senza effettuare l'adeguata decompressione, è stato colpito dalla Malattia da decompressione (Mdd), e ha avuto bisogno di una seduta in camera iperbarica. Chiusa quella della Maddalena, l'infortunato è stato costretto, per di più a sue spese, a sobbarcarsi quattro ore di ambulanza sino al capoluogo, per essere sottoposto alla terapia. Un disagio insopportabile.
I RIMEDI Non sono molti, se non quello di riattivare il centro della Maddalena. «Il subacqueo», spiega Vittorio Carlino, titolare di un diving a Santa Teresa di Gallura, «ha la possibilità di sottoscrivere un'assicurazione Dan, dal costo unitario di 350 euro, che gli garantisce l'assistenza in qualsiasi parte del mondo. Nello specifico, può richiedere l'intervento dell'elicottero per il trasporto sino a Cagliari». Ma non è una cosa semplice. Intanto, è necessario verificare i tempi di intervento e poi il velivolo non può superare la quota di cinquecento metri, altrimenti si rischia di aggravare la situazione. «Infatti», aggiunge Carlino, «ai divers è consigliato di non effettuare immersioni dodici ore prima di prendere l'aereo (ventiquattro in caso di immersione profonda, oltre i trenta metri), perché la pressurizzazione della cabina, tarata sui duemilatrecento metri circa, provocherebbe un'embolia».
L'ASL CORRE AI RIPARI L'attività della camera di decompressione della Maddalena è stata sospesa nella serata del 10 luglio scorso. «Questo perché», spiega il direttore dell'Asl 2, Giovanni Antonio Fadda, «la struttura è vecchia, ha creato molti problemi e funzionava a singhiozzo». Diciassette anni si sentono. Tra l'altro, il sistema utilizza grandi quantità di ossigeno e quindi necessita di severe misure di sicurezza. Il tutto per evitare episodi tragici, come quello del 31 ottobre del 1997, quando un incendio divampò dentro la camera iperbarica dell'ospedale “Galeazzi” di Milano, uccidendo dieci pazienti e un infermiere che li assisteva.
L'INVESTIMENTO «La sospensione dell'attività alla Maddalena si è resa necessaria per consentire la riqualificazione dei locali che andranno a ospitare la nuova apparecchiatura», dice Giovanni Antonio Fadda. «Sarà dotata di dieci posti letto, per un costo complessivo di circa 680.000 euro». Si tratta di una struttura moderna, acquistata con fondi europei, costruita e collaudata da un ente certificatore (Raggruppamento temporaneo di impresa Sistemi Iperbarici - General Ray). «Il macchinario di ultimissima generazione presto sarà trasportato alla Maddalena, dove dovrà esser sottoposto a sofisticate verifiche per la messa in funzione. Inoltre, dovranno essere adeguati i locali che andranno ad ospitare il nuovo sistema», chiude il manager.
I TEMPI All'Asl di Olbia sono abbastanza ottimisti («una quindicina di giorni al massimo»), la speranza è che non si vada oltre la prima settimana di agosto, in maniera da avere due camere funzionanti nel periodo di massima affluenza dei turisti. È evidente, però, che le autorità sanitarie si sono mosse con colpevole ritardo. La procedura doveva essere avviata ben prima, in maniera da non farsi cogliere impreparati in estate. Del resto, la struttura della Maddalena aveva dato segni di cedimento già negli anni scorsi e non è stata quindi una cosa improvvisa.
L'UTILITÀ Giova ricordare che la camera iperbarica non serve solo per i sub colpiti dalla Malattia da decompressione. Essa, infatti, ha molteplici impieghi: dalla cura per l'intossicazione da monossido di carbonio a quella per le lesioni da schiacciamento, dalle ustioni alle cancrene gassose. Perciò, se una camera iperbarica è insufficiente per cinquantamila immersioni estive, figuriamoci per una popolazione di un milione e seicentomila persone.
Ivan Paone
