TORINO Colpo di scena all'alba di ieri nell'inchiesta Fonsai: l'intera famiglia Ligresti è stata arrestata. Ai domiciliari a Milano Salvatore Ligresti, patron di società assicuratrici tra le più note; in carcere le figlie Jonella (arrestata in Sardegna), e Giulia (a Milano); ricercato il figlio Paolo, che vive in Svizzera. Sono accusati di falso in bilancio, false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato.
LE ACCUSE La Guardia di finanza di Torino, che ha condotto l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Vittorio Nessi e dal suo sostituto Marco Gianoglio, ha arrestato, su ordine del gip Silvia Salvadori, anche gli ex manager della società Emanuele Erbetta, Fausto Marchionni e Antonio Talarico (entrambi ai domiciliari). Gli investigatori, dopo oltre un anno d'indagine, hanno scoperto nei conti di Fonsai quella che ritengono una voragine non dichiarata: 600 milioni di euro. A questi si aggiungerebbero dividendi illeciti per 253 milioni, distribuiti alla famiglia Ligresti nel corso degli anni e un danno in Borsa che si aggira intorno ai 300 milioni.
CONFISCA DEI BENI L'inchiesta torinese era stata aperta ad aprile dello scorso anno su segnalazione della Consob, da una costola di quella milanese su Premafin, la holding finanziaria familiare della famiglia Ligresti, che controlla Fonsai. L'inchiesta era sfociata nel luglio 2012 in una dozzina di avvisi di garanzia sul periodo 2008-11. Si era poi ampliata lo scorso febbraio dopo la presentazione di querele da circa 12.000 azionisti che si ritenevano danneggiati. «Per tutelare i piccoli risparmiatori», ha detto il procuratore Nessi, «si sta valutando il sequestro “per equivalente” finalizzato alla confisca dei beni ritenuti proventi del reato».
I FONDI Riserva sinistri. Si chiama così il salvadanaio di Fonsai che ha permesso, secondo l'accusa, alla famiglia Ligresti di intascare illecitamente in pochi anni 253 milioni. È bastato “taroccare” questa voce del bilancio, relativa alle somme necessarie per far fronte alle richieste di indennizzo, per trasformare una compagnia assicuratrice afflitta da «pesanti perdite» in una specie di pozzo senza fondo da cui attingere utili e dividendi per i suoi proprietari. Gli indagati guadagnavano e la compagnia perdeva. Il gip elenca i compensi elargiti al management (somme comprese fra i 10 e i 3 milioni in tre anni) e i benefit riservati ai Ligresti, dalle auto di lusso agli appartamenti di prestigio a Roma e Milano. Nel mirino dei pm anche «il duplice aumento di capitale» che «nel volgere di poco più di un anno» ha prodotto «la distruzione del valore delle azioni di migliaia di risparmiatori»: un danno da 300 milioni di euro. Secondo il gip, inoltre, la famiglia Ligresti avrebbe cercato di «ottenere ingentissimi guadagni da operazioni immobiliari». Tra queste l'acquisizione di Atahotels, proprietaria del Tanka Village di Villasimius, società in perdita ma pagata un prezzo superiore al valore di mercato «con effetti devastanti per i bilanci di Fondiaria».
I PRELIEVI A fare scattare gli arresti sono stati il pericolo di inquinamento delle prove e quello di fuga (si parla della Cayman). In particolare, secondo il gip, Paolo, Jonella e Giulia Ligresti avevano prelevato di recente circa 14 milioni da tre società lussemburghesi che fanno capo alla famiglia. Inoltre, come risulta nell'ordinanza, i figli Ligresti, e in particolare Jonella, erano abituati ad avere a disposizione aerei privati e elicotteri. L'ordinanza riporta un'intercettazione tra due manager della Fonsai nella quale uno dice all'altro: la presidente Jonella «va avanti e indietro come una trottola» utilizzando gli aerei Falcon. «Costano 6.000 euro l'ora...».
LA DIFESA Dai domiciliari in una villetta nella zona dell'ippodromo di Milano, Salvatore Ligresti si difende così: «I miei figli non c'entrano. Proveremo la nostra innocenza».
Intanto il titolo Fonsai vola in Borsa: nella giornata degli arresti dei Ligresti ha chiuso con un aumento del 4,6%.
