«Guardi, io ho sempre detto che si lotta dal di dentro...»
E poi che è successo?
«Che li ho osservati in maniera oggettiva, come insetti al microscopio. Ho capito che ciò che succede all'esterno non li condiziona. Mi perdoni un attimo...»
(Valentina Sanna risponde al cellulare - è tutto il giorno che la cercano, dopo l'addio al Pd - e lascia appesa la curiosità di sapere a chi si stia riferendo, chi siano gli insetti al microscopio. Poi chiude e riparte in quarta).
«Scusi, era Radio Capital. Dicevo: a loro interessa solo non estinguersi come razza politica, tenere in piedi un sistema ormai trasversale. Non c'è mai compromesso inaccettabile, per loro».
Scusi lei: ma «loro» chi?
«Quelli che governano davvero, nel Pd e fuori. A livello nazionale, Enrico Letta, D'Alema, anche Bersani se vogliamo. Ma pure Berlusconi. E poi Napolitano, anzi lui per primo: ogni cosa che dice si realizza».
E in Sardegna?
«Antonello Cabras più di tutti. Tore Ladu, Giorgio Oppi. Silvio Lai, ma lui non decide molto. Paolo Fadda».
Lei ha militato a lungo nel gruppo di Fadda. Dicono che ne sia uscita perché non è stata candidata.
«Le candidature, semmai, me le sarei guadagnate stando zitta. Credo ancora che il gruppo Fadda sia il migliore, nel Pd, per molti versi. Io ci sono sempre stata esprimendo i miei dissensi, forse per questo non ho mai raggiunto certi ruoli».
È presidente dal 2009: non si sente corresponsabile dei mali che denuncia?
«Riconosco di aver fatto errori, e di non aver avuto da subito la determinazione dell'ultimo anno. Ma prima devi consolidare la tua forza e autorevolezza. E ho combattuto tante battaglie: la prima a chiedere la chiusura dei poligoni fui io».
Reazioni alle dimissioni?
«Una valanga. Molti mi dicono che ho dato voce a quello che pensavano».
La telefonata più inattesa?
«Pippo Civati».
Ora che farà ?
«Non lo so. La mia è una scelta di cambiamento vero, un salto nel buio. Ma fuori dal Pd, nel centrosinistra, in tanti cercano qualcosa in cui riconoscersi davvero».
Guarda all'indipendentismo? O a Michela Murgia?
«Ho alcune visioni comuni all'indipendentismo, ma io resto qualcosa d'altro. Michela ho imparato a stimarla: sinceramente non riesco a capire bene il movimento che la circonda, ma comunque è positivo che si candidino persone libere come lei. Ce ne sono anche nel Pd, solo che non le scelgono».
Per chi le piacerebbe votare, alle primarie del centrosinistra?
«Intanto vorrei sapere chi sono i candidati. Per ora c'è solo Deriu. Mi piacerebbe una donna, ma purché sia libera. Se dietro ci sono sempre loro...»
Non è che sta pensando di candidarsi lei?
«No, davvero. Mi dimetto perché penso sia giusto, non per un secondo fine. È così difficile crederlo?». (g. m.)
