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L'unione sarda. L'ultima beffa per le Lsu

La battaglia per il lavoro delle operatrici nella scuola

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NUORO Illusi e beffati. Dal sogno di un lavoro a tempo indeterminato (850 euro al mese) alla morte professionale, passando per la cassa integrazione. Sono i lavoratori socialmente utili della scuola, gli ex Lsu della Provincia. Figli di un dio minore, numeri di matricola per i quali il calvario è iniziato quando dopo anni di lavoro nel 2001 furono “ceduti” dal pubblico ai privati con la prospettiva della stabilizzazione. Effimera: dopo 16 anni, rischiano di rimanere senza neppure le briciole di antiche prospettive. Ieri la delegazione nuorese ha partecipato a Roma a un faccia a faccia tra Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
LA VICENDA Era il 1997 quando 38 lavoratori tra Nuoro e l'Ogliastra tirarono un sospiro di sollievo. Quattro anni dopo il Governo decise che per loro era arrivato il tempo di un contratto a tempo indeterminato, a condizione che accettassero di passare nella fila delle ditte di pulizie alle quali, grazie alla formula dell'esternalizzazione, iniziava a essere affidato questo servizio. Lavoravano come bidelli e da ex Lsu continuarono a fare lo stesso. Con la differenza che venivano ceduti di azienda in azienda, e collocati in cassa integrazione a seconda delle necessità. «Rischiamo di finire in un calderone a 400 euro al mese», racconta Grazia Giovoni, 53 anni, che insieme alle colleghe Francesca Moro, Michela Coghe, Lia Carpenti e Rita Murru, sta combattendo la battaglia nuorese dal Liceo scientifico. «Nel 1999 si aprì la possibilità di un assorbimento, nulla da fare. Eppure svolgiamo a tutti gli effetti le mansioni del personale Ata reclutato direttamente dalle graduatorie del Ministero». A lottare insieme a loro altri 22 ogliastrini, 298 in totale in Sardegna.
Francesca Gungui

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