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L'unione sarda. Pd, Soru non si candida

Ieri l'annuncio. E anche Lai assicura: «Non corro alle primarie» Partito scosso dall'addio della presidente: «Ma uscire è un errore»

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Renato Soru ruba la scena a Valentina Sanna e stupisce tutti (o quasi): «Non mi candiderò alle primarie del centrosinistra», annuncia alla direzione regionale del Pd, riunita a Oristano. Il ritiro dell'ex governatore dalla corsa per le Regionali 2014 spodesta, nel gossip democratico, l'addio della presidente, che giovedì aveva sbattuto la porta dicendo di provare «vergogna» a stare nel partito. «Io non mi vergogno», le risponde Soru, «e credo che non ci si debba dividere. Perciò ho deciso di non candidarmi. Continuerò a lavorare per il centrosinistra, si può fare politica in tanti modi».
FUORI DUE E così si scioglie il nodo che strozzava tutto il dibattito sulle primarie del 29 settembre, fermo ai dubbi sulle intenzioni soriane. Ora invece c'è in campo un nome (molto ingombrante) in meno.
Anzi, due: perché anche il segretario Silvio Lai, nella relazione introduttiva, giura che non correrà alle primarie. Ma lui lo aveva già detto agli alleati in un recente vertice. Il candidato del centrosinistra verrà fuori da una consultazione che continua a vedere - per ora - un solo pretendente: Roberto Deriu. Lui non solo non si tira indietro, ma avvierà il 24 luglio la raccolta delle firme. Dà appuntamento a Santa Cristina per «le Firmarie: vieni, vedi, firma».
Come possibili sfidanti si continua a parlare molto di Francesca Barracciu e di Gianfranco Ganau. Il ritiro di Soru potrebbe dare più spazio al sindaco di Sassari (qualcuno pensa che l'ex governatore alla fine sosterrà proprio lui). E resta la possibilità di nomi a sorpresa, magari esterni al Pd.
ALLEANZE Come quello di Paolo Maninchedda, che oggi riunisce l'area sovranista ad Abbasanta. È annunciato, come ospite-osservatore, Antonello Cabras: e la cosa attira critiche nel dibattito in direzione regionale. Giuseppe Pirisi per esempio storce il naso per la presenza dell'imprenditore Paolo Clivati, di Ottanaenergia. Pirisi del resto è il leader del Pd macomerese che spesso ha contrastato Maninchedda: due giorni fa il circolo cittadino ha definito «irricevibile» la proposta sovranista del consigliere sardista.
IL SEGRETARIO Intervenendo alla direzione, il capogruppo consiliare Giampaolo Diana parla di «gesto di generosità» da parte di Soru, auspicando che ora il Pd marci compatto verso le Regionali. Richiesta che sintetizza di fatto l'intera relazione di Silvio Lai. Il segretario difende il governo Letta e ribadisce il dissenso per la scelta di Valentina Sanna di lasciare il partito: «Serve più responsabilità e solidarietà tra noi, e meno squadre schierate al nostro interno. Basta caos, basta conflitti. Se questo è l'inizio, le primarie possono essere un disastro». Insomma, «serve un patto di non belligeranza per vincere».
Tutti, anche quelli che condividono alcuni malumori della presidente dimissionaria (come la deputata Romina Mura), contestano la sua decisione drastica. «Non mi vergogno», ribadisce anche Gianluigi Piras, in rappresentanza dell'area civatiana: «Credo che l'amarezza non debba lasciare spazio alla rassegnazione. Ripensaci, Valentina: magari nel ruolo di presidente dell'assemblea non eri adattissima, ma riusciremo a valorizzarti meglio». Detto questo, però, Piras svolge una requisitoria contro le scelte romane, dal governo col Pdl al caso kazako: «Caro Lai, cari parlamentari sardi, tutto questo è indifendibile. E non è questione di comunicazione». Ma pur senza sconti al segretario, l'esponente civatiano attacca duramente la richiesta di dimissioni di Lai avanzata dai renziani.
L'AREA RENZI «Ma non vogliamo certo una crisi del partito alla vigilia delle elezioni», precisa il renziano Chicco Porcu: «Abbiamo detto, questo sì, che Lai avrebbe potuto fare un passo indietro per favorire una gestione più collegiale». Rivolgendosi direttamente al segretario, il consigliere regionale lo invita a «non liquidare frettolosamente le critiche e i malesseri».
Quanto alle regole delle primarie, la direzione si chiude affidando a Lai una certa elasticità per chiudere gli accordi con la coalizione: sembra probabile uno slittamento delle candidature al 5-10 agosto, e diventa più fattibile anche il doppio turno. Era malvisto da chi temeva Soru, ma tanto Soru non c'è più.
Giuseppe Meloni

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