SASSARI Omicidio volontario aggravato (perché commesso da un parente), nessuno spazio per ricostruzioni fantasiose e bislacche: Maria Gavina Orrù ha colpito il marito con un coltellaccio da cucina per ben due volte, la prima ha provocato una leggera ferita a un fianco, l'altra, con la lama penetrata nel petto, è stata fatale. Mario Loi è morto così e non a causa di una caduta accidentale. A smontare il racconto della donna, che in realtà non era stata del tutto convincente sin dall'inizio, è stata l'autopsia eseguita ieri mattina nell'istituto di Medicina legale da Francesco Lubinu.
FINE DEL MISTERO Il giallo di Caniga, insomma, almeno per il momento pare risolto. Con il presunto assassino in carcere già dalla tarda serata di giovedì (il delitto risale alle 18 del giorno precedente) ma ancora una montagna di dubbi da chiarire. A cominciare dal movente: la gelosia. Che per gli investigatori rappresenta il cardine dell'intero quadro accusatorio. Troppo semplice. La verità è che Mario e Maria Gavina litigavano da 35 anni, cioè da quando hanno deciso di stare insieme.
RAPPORTI BURRASCOSI Scenate e urla e insulti reciproci erano una costante nel rapporto che molti consideravano non idilliaco. Eppure non era esattamente come appariva. L'abitudine, i figli, la casa da mandare avanti alla fine prevalevano sui musi lunghi e sulle offese: la coppia era salda. Certo, si vociferava di un Mario Loi che si concedeva qualche scappatella, la moglie lo sapeva e aveva ingoiato e metabolizzato anche queste leggerezze. Ma la famiglia veniva prima di tutto.
LA GELOSIA E poi, proprio nell'ultima settimana, i motivi di scontro, sempre a quanto trapelato da fonti investigative, sarebbero da addebitare all'assunzione di due infermiere nella “Soccorso Sant'Anna”, l'associazione presieduta da Loi. Una, in particolare, anche piuttosto avvenente. Voci di popolo non confermate, dicono che a Caniga, dov'era andata per ritirare la divisa, sia stata aggredita e presa a male parole da Maria Gavina, in preda a un ennesimo raptus di gelosia.
DELITTO D'IMPETO Ma da qui a credere che le ragioni di un omicidio domestico, che ha tutte le caratteristiche del delitto d'impeto, possano essere ricondotte ai timori, pur legittimi, di una moglie che vede il marito sempre più assente. Non è per caso che, nell'immediatezza del fatto, tra i familiari, a denti stretti, qualcuno ha ricordato il comportamento brusco, se non proprio violento, di Mario Loi nei confronti della compagna. Circostanza nota, forse, anche alle forze dell'ordine.
L'ARRESTO La decisione del fermo e della successiva convalida e modifica in custodia cautelare in carcere, alla luce delle condizioni fisiche ed economiche in cui si trova la donna, sembra esagerata. Nella nota diffusa dalla Questura ieri mattina si parla di pericolo di fuga per giustificare la detenzione di Maria Gavina Orrù nel nuovo istituto di Bancali. «Dove vuole che possa andare?», si chiede l'avvocato Vittorio Delogu. Il legale, dopo l'udienza di convalida, non ha nascosto alcune perplessità. «L'accusa non ha prodotto il verbale di sequestro - ha detto - e ci ha di fatto impedito una difesa adeguata».
SANGUE SULLA MAGLIA Per questo, l'indagata si è avvalsa della facoltà di non rispondere. C'era, per esempio, la maglia della donna sporca di sangue sulla parte posteriore. «Avremmo potuto discutere di questo, perché in qualche modo venisse spiegata la dinamica, ma non è stato possibile». E poi, l'intera giornata di giovedì trascorsa in Questura da Maria Gavina Orrù: perché? Era stato detto che l'autopsia avrebbe sciolto i dubbi sulla ricostruzione della moglie della vittima e che sino a quel momento non sarebbero stati presi provvedimenti cautelari. Invece, intorno alle 23 dell'altro ieri, dopo aver passato mattino, pomeriggio e sera negli uffici della polizia, l'indagata è stata portata in carcere in stato di fermo.
BOCCHE CUCITE È strano come anche ieri dalla “Soccorso Sant'Anna”, l'associazione presieduta da Mario Loi e per la quale guidava le ambulanze, non sia trapelato nulla. Non una nota né un commento. È vero che la sede era la stessa casa di Loi a Caniga, un vecchio appartamento ridotto abbastanza male, ma di soci e volontari nel gruppo ce ne sono altri. Sorprendente che Loi, trascorsi da barracello e da rappresentante di un'azienda farmaceutica, fosse così poco conosciuto in città. Molti suoi colleghi di altre associazioni giurano addirittura di non sapere chi fosse né dove operasse. ( v. f. )
