Il nome di Enrico Pani è comparso per la prima volta nel registro degli indagati nella primavera del 2010, un anno e mezzo dopo la morte del fratello, ma il primo interrogatorio davanti al pubblico ministero è arrivato dopo quell'estate. Un faccia a faccia con l'allora sostituto procuratore Gilberto Ganassi (oggi è procuratore aggiunto) durato tre ore e che era stato seguito da un secondo appuntamento la settimana successiva. In quelle occasioni l'odierno imputato aveva dato la sua versione dei fatti smentendo la ricostruzione investigativa e inciampando però - secondo gli inquirenti - su particolari importanti. Dettagli che ora, con le conclusioni della seconda consulenza medico-legale sulle cause possibili della morte, hanno spinto la Procura a chiedere il rinvio a giudizio del fratello della vittima.
L'INTERROGATORIO L'esordio al terzo piano del palazzo di giustizia in qualità di persona accusata di omicidio risale al 24 settembre 2010. Nel colloquio il pm si era concentrato sul movente, i contrasti sulla cessione dell'appartamento. Pani però aveva negato l'esistenza di alcun disaccordo puntando, a riprova di quanto sosteneva, sull'esistenza di alcuni documenti che risalivano a un mese e mezzo prima della morte. Ma la Procura riteneva di avere dalla sua il mancato ritrovamento nella casa di tracce di dna diverse da quelle dalla vittima (dunque erano compatibili con quelle del fratello) e il fatto che Enrico Pani fosse l'unico ad avere le chiavi dell'appartamento. Circostanza non secondaria, dal momento che la porta dell'ingresso non era stata forzata e, dopo il presunto delitto, era stata pure chiusa a chiave. Inoltre era filtrata l'esistenza di un terzo elemento d'accusa, legato proprio alla porta, sul quale però non si è mai saputo alcunché.
GLI SPOSTAMENTI Quattro giorni dopo era arrivato il nuovo faccia a faccia, dalle 4 del pomeriggio alle 8 di sera. In quel caso tutte le domande si erano concentrate sugli spostamenti dell'imputato nei giorni precedenti il delitto e dunque sul suo alibi. Enrico Pani in precedenza, quando ancora era una persona informata sui fatti (dunque un semplice testimone), aveva detto di non aver sentito il fratello nelle 48 ore precedenti la morte. Ma i tabulati del telefonino lo avevano smentito e la lettura delle celle Telecom lo aveva individuato proprio nella zona di via Eleonora d'Arborea. Poi era stato nuovamente affrontato l'argomento-casa: l'indagato, assistito dall'avvocato Andrea Biccheddu, aveva detto al magistrato che anche Giancarlo era d'accordo per la vendita e aveva mostrato quei documenti che a suo dire provavano quelle affermazioni. Però gli inquirenti nel tempo avevano sentito diversi testimoni che avevano riferito di dissidi anche violenti tra i due fratelli sull'argomento, e il confronto tra le dichiarazioni dell'indagato e i tabulati telefonici li avevano spinti a predisporre un formale atto d'accusa che ora ha portato Pani davanti al gup.
An. M.
