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L'unione sarda. E l'imprenditore che arriva da Milano fa l'indipendentista

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Dal nostro inviato
ABBASANTA No, Antonello Cabras non c'è. Ma non è una diserzione: lo ha bloccato l'infortunio di un familiare, fa sapere Paolo Maninchedda. Altrimenti l'ex senatore e neo presidente della Fondazione Banco di Sardegna avrebbe mantenuto l'impegno di assistere al debutto del polo sovranista. Prende invece la parola il sindaco Pd di Bortigiadas Emiliano Deiana: «Vengo a costruire ponti, non è l'ora di alzare muri». Nel pubblico si nota un altro big democratico, Gian Valerio Sanna, avversario proprio di Maninchedda in un lontano congresso del Ppi sardo. E c'è pure il consigliere regionale ex Idv Adriano Salis.
A parte i volti noti, l'esordio dell'area “ManinSedda” attira professionisti, imprenditori, sindacalisti, disoccupati, vecchi arnesi indipendentisti e altro ancora. Del resto il Partito dei sardi, nelle parole di Maninchedda, sarà qualcosa di non ideologico: «Deve comporre le diversità, non annichilirle. Qui vedo gente del Prc e dei Riformatori, elettori Pdl, Udc, Pd. Nessuno dovrà abiurare». E nei discorsi dei leader non c'è quasi traccia di attacchi ad altri partiti, né polemiche verso le forze indipendentiste che seguono altre vie.
I sovranisti, questo sì, si preparano a presentare liste e programmi «radicalmente riformisti». Proprio sui programmi si concentra il dibattito, aperto da tre interventi tecnici. Francesco Casula, amministratore della 3A di Arborea, spiega che le dinamiche del mercato del latte consigliano di puntare sulla Cina. Giangiacomo Ibba (Crai Sardegna-Italia) suggerisce intese tra produzione alimentare e distribuzione. E desta attenzione soprattutto Paolo Clivati, proprietario di Ottanaenergia, con la proposta forse più “indipendentista” della giornata: «Insieme all'autonomia fiscale bisogna rivendicare un funzionamento del mercato dell'elettricità su base regionale. Nell'Isola, grazie al carbone, dovremmo avere tariffe più basse, ma paghiamo quelle nazionali».
Tra gli altri interventi, il giornalista Vito Biolchini fissa il requisito di «un'alta credibilità e moralità della classe dirigente» e afferma che «la lingua sarda dev'essere la base del sovranismo». Attilio Pinna fa notare che altre regioni speciali hanno già conquistato più ampi poteri fiscali: «E la Sardegna? Non pervenuta». Qualche dubbio sull'alleanza col centrosinistra da parte di Marianna Bulciolu e Nello Rubattu, ma quest'ultimo conclude: «Per noi indipendentisti, per ora, è folle non coalizzarci». (g. m.)

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