Il granello che può inceppare il meccanismo dell'alleanza tra sovranisti e centrosinistra, proposta ieri da Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda, è una regoletta che qualcuno vorrebbe inserire nel codice delle primarie. Esclude la candidatura di chi ha trascorsi col centrodestra: taglierebbe fuori lo stesso Maninchedda ma anche, se mai avesse velleità, il deputato del Centro democratico Roberto Capelli.
Entrambi, nel 2009, sostennero Ugo Cappellacci. Ed entrambi sono poi passati all'opposizione: prima Capelli, che ha lasciato l'Udc, poi il consigliere sardista. Il veto potrebbe pesare soprattutto su quest'ultimo: quando chiedono «primarie aperte» i sovranisti dicono, esplicitamente, che la loro partecipazione non può passare attraverso la bocciatura preventiva di un nome da loro scelto per la candidatura.
LE REGOLE La norma anti-Maninchedda è stata proposta da alcuni esponenti dell'area ex popolare del Pd. Non è detto che venga adottata dal partito, e poi anche dalla coalizione. Per ora, comunque, l'unico candidato sicuro alle primarie resta Roberto Deriu, che non commenta eventuali “sbarramenti” per i possibili avversari ma chiede che «si facciano regole semplici, ma subito: ci siamo attardati già troppo». Secondo il presidente della Provincia di Nuoro, che per il 24 luglio ha convocato a Santa Cristina «le Firmarie» (dove si raccoglieranno le sottoscrizioni alla candidatura), «c'è da augurarsi un confronto senza insulti, ma sui problemi veri e non su persone o poltrone».
Commentando l'addio della presidente del Pd Valentina Sanna, Deriu ammette che «nel centrosinistra c'è un disagio profondo, che va affrontato indicando con precisione quel che vogliamo fare per cambiare davvero le cose».
L'APPELLO Nel frattempo tiene banco il ritiro di Renato Soru e Silvio Lai dalla corsa delle primarie: «Ora - afferma il consigliere regionale Mario Bruno - si lavori per individuare una candidatura condivisa nel Pd, che porti avanti il progetto di governo nel quale crediamo». Anche lui spera che le primarie «non si trasformino in un bagno di sangue per il Pd. Il nostro deve essere un progetto rivoluzionario, nei metodi e nei contenuti, che dia risposte concrete ai sardi che chiedono lavoro, sviluppo e un grande aiuto alle famiglie e alle imprese. Non ci serve un altro duro scontro, l'obiettivo è vincere le elezioni contro un centrodestra ottuso e un presidente uscente demagogo e senza idee». (g. m.)
