Partecipa a labarbagia.net

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

L'unione sarda. «Questo sarà il Partito dei sardi»

Ad Abbasanta l'area sovranista di Maninchedda e Sedda

Condividi su:

Dal nostro inviato
Giuseppe Meloni
ABBASANTA Che cos'è che butta giù dal letto 4-500 persone in un sabato di luglio, le mette in macchina e le fa convergere da tutta la Sardegna fino a uno strano posto nel mezzo del nulla? Lì a sorbirsi quattro ore di parole, senza neppure un bar a portata di mano per un caffè: chi sono questi «sovranisti», pronti a rispondere all'appello di Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda?
Per ora non è possibile dirlo, né decifrare le potenzialità elettorali del plotoncino riunito nei pressi del nuraghe Losa. Dopo la prima assemblea, si può solo dire che l'area “ManinSedda” interpella soprattutto il centrosinistra, in cui cerca di inoculare il germe dell'autogoverno. Se non proprio dell'indipendenza. L'obiettivo è presentare una candidatura alle primarie di coalizione del 29 settembre: pronti però, se la cosa non va in porto, a camminare soli.
IL PROGETTO «Verso il Partito dei sardi», strillano in sala i manifesti bordati di rosso e di blu, anticipando forse il nome del futuro soggetto politico. Ma la parola d'ordine è sovranità/ sovranismo: «Concetti vuoti? No, un progetto politico», avverte Maninchedda. «Vorremmo portare gente nuova in Consiglio regionale, capace di pensare in grande. Che non intenda gestire ma smuovere la Regione, perché ha un'idea chiara in testa».
Per definirla, quell'idea, bisogna intrecciare i ragionamenti dei due professori-promotori. Sedda apre l'assemblea tratteggiando un sogno, e la chiude con un intervento assai più pragmatico. Il sogno è una Sardegna che imita la strada verso l'indipendenza tracciata da Malta, dalla Scozia, dalla Catalogna: «Per secoli ci siamo raccontati di essere piccoli», spiega il semiologo amico di Umberto Eco, «ma se la Sardegna fosse uno Stato non verrebbe invitata al summit delle piccole nazioni d'Europa, perché con un milione e 600mila anime è troppo grande».
PASSI GRADUALI All'indipendenza si arriverà, pensa Sedda, «ma con gradualità. Dobbiamo iniziare a comportarci da Stato, attuando esempi di sovranità agita». Come l'Agenzia sarda delle entrate, legge popolare proposta dal Fiocco Verde che lo stesso Sedda ha guidato: «Riscuotiamo noi le imposte nell'Isola, anziché lasciarlo fare allo Stato italiano che poi non ci gira la nostra fetta».
Il pragmatismo sta nell'alleanza col centrosinistra: «Sarebbe bello prendere il 40% e governare soli, ma oggi non è fattibile», ammette l'ex leader di Progres. «Basta però il 15% per essere la prima o la seconda forza di una coalizione, e così mostrare la nostra diversità e iniziare un cammino verso traguardi più ambiziosi».
L'ALLEANZA Maninchedda spiega perché l'interlocutore privilegiato è il centrosinistra: «Da quella parte stiamo trovando persone attente ai temi della sovranità. Siamo attratti dalle loro primarie, se restano aperte, dialettiche e competitive. In quel caso, potremmo stipulare un patto di governo di legislatura».
Alla fine dell'assemblea di Abbasanta, le mani alzate in platea danno ai due battistrada un mandato in quella direzione: contattare Pd e alleati per verificare la possibilità di un'alleanza che passi dalle primarie. «Sia chiaro che non accetteremmo veti sul nome del nostro candidato», preciserà Sedda: la logica dice che potrebbe toccare a Maninchedda, che è ormai sostanzialmente fuori dal Psd'Az ma fino a un anno fa era nella maggioranza di Ugo Cappellacci. Di questo il diretto interessato non parla, ma avverte: «Le interdizioni non ci fanno paura. Se il problema è non avere il dna di sinistra, basta che ce lo dicano. Sento parlare di codici etici: io sulla questione morale non temo né il passato né il futuro. Ma non vorrei - conclude Maninchedda - che ai codici etici si aggiungessero quelli ideologici».
Se il flirt col centrosinistra andrà avanti, l'area sovranista si ritroverà ai primi di settembre dopo aver consolidato un'organizzazione territoriale. In caso di rottura delle trattative, decideranno che fare riconvocando d'urgenza l'assemblea. Magari, in quel caso, più vicino a un bar.

Condividi su:

Seguici su Facebook