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L'unione sarda. Enrico vola per la vita con due angeli custodi

TORPÈ. Calciatore in cura da un luminare suo compaesano all'Istituto nazionale tumori grazie all'aiuto di Peppino Paffi e Cristian Tore

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NUORO Il viaggio della speranza Enrico lo fa ad altra quota. In mezzo al cielo blu della sua Sardegna verso Milano dove si trova una clinica all'avanguardia mondiale per la cura della patologia di cui è affetto. A bordo di un boeing Meridiana diretto all'aeroporto Linate ci sono i suoi familiari ma anche degli angeli con il camice bianco cucito sulla pelle: Peppino Paffi, medico anestesista rianimatore e Cristian Tore, coordinatore delle sale operatorie. Entrambi del San Francesco di Nuoro, in missione volontaria per una causa di salute e amicizia. Anche perché senza di loro quel volo non sarebbe possibile se non sostenendo dei costi altissimi.
LA MISSIONE «Mio fratello era ricoverato in neurochirugia a Nuoro, dove è stato sottoposto ad un intervento alla testa», racconta Gianluca Siazzu, calciatore di Torpè protagonista da oltre vent'anni dei campionati professionistici e dilettantistici. «Purtroppo durante la degenza gli è stato anche diagnosticato un linfoma nella parte toracica. Per noi è stato ovviamente un dramma, ma nessuno si è arreso. Anzi ci siamo adoperati in tutti i modi per non lasciare niente di intentato».
IL COMPAESANO SPECIALISTA Il ponte della solidarietà era già in costruzione e uno dei primi tasselli lo ha collocato un altro torpeino doc, Antonello Domenico Cabras, medico responsabile della diagnostica dei linfomi dell'Istituto nazionale tumori di Milano. C'era la possibilità di accogliere Enrico, anche lui calciatore in erba del Torpè. Bisognava però risolvere il problema non di poco del trasporto. «Durante un colloquio serale con Gianluca Siazzu mi disse che voleva trasferire suo fratello a Milano perché c'era un posto letto libero nell'istituto dove lavora il dottor Cabras», racconta Peppino Paffi. «Io e Cristian Tore abbiamo dato subito la nostra disponibilità per assisterlo durante il viaggio assumendoci tutta la responsabilità del caso». Con i due professionisti (che non sono comunque nuovi a imprese di questo tipo e che oltre al lavoro all'ospedale condividono la passione per i rally a cui partecipano come équipe sanitaria) il viaggio avviene in assoluta sicurezza medica, in particolare rianimatoria.
IL VOLO DELLA SPERANZA Vengono così prenotati sei posti nelle prime file dell'aereo. «Portiamo con noi la nostra attrezzatura sanitaria per le intubazioni di emergenza e per la ventilazione e ovviamente per la rianimazione cardiopolmonare», spiega il dottor Paffi, «mascheriamo tutto in normali borse da bagaglio a mano per non spaventare gli altri passeggeri. In volo va tutto per il verso giusto e anche dall'equipaggio abbiamo avuto tutta l'assistenza tecnica e una vicinanza umana davvero toccante».
GRATITUDINE IMMENSA Oggi, Gianluca Siazzu e tutta la sua famiglia sono profondamente riconoscenti verso i professionisti, ma soprattutto verso gli uomini. «Hanno dimostrato di essere delle persone straordinarie», commenta il calciatore di Torpè, «senza di loro tutto questo non sarebbe stato possibile. Ora speriamo che la partita di Enrico con la vita raggiunga il risultato che tutti ci aspettiamo. Di sicuro non ci siamo sentiti soli e questo ci ha dato una forza ulteriore per andare avanti».
Luca Urgu

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