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L'unione sarda. Cappellacci: «Pronto a correre Soru? Penosamente bugiardo»

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di GIORGIO PISANO
Non è vero che sia stato Silvio in persona a incoronarlo con la celebre frase: è il figlio del mio commercialista, potete fidarvi . Falso, innanzitutto perché Ugo Cappellacci non è il figlio di ma proprio lui lui: «Vero che fosse amico di mio padre ma ero io ad occuparmi dei problemi fiscali di Berlusconi». Gli effetti sono arrivati a stretto giro di seggio. Cinquantadue anni, qualche master post-laurea per dare rango alla (libera) professione, ha sconfitto Renato Soru nel 2008 ed è planato felicemente sulla poltrona di presidente della Regione. Rispetto ai tempi in cui era soltanto un assessore comunale, ha acquisito un vocabolario curiale ultra-ammortizzato. «Istinto di sopravvivenza», spiega. Dev'essere lo stesso che lo ispira all'ombra delle palme di Villa Devoto mentre a un metro di distanza infuria l'afa.
La definiscono una faccia tosta.
«Semmai trasparente, lo sa bene chiunque si confronti con me».
Si era autosospeso ma ora il signor B. l'ha perdonata.
«La mia autosospensione era un gesto di dissenso verso un ministro di area leghista, Giulio Tremonti: aveva minacciato di cancellare la norma che nella vertenza Entrate ci avrebbe garantito un certo introito. Se consideriamo che pochi mesi dopo lo stesso Berlusconi ha rotto con Tremonti credo di poter dire che avevamo visto giusto».
Ma è stato davvero il Cavaliere a darle l'investitura per le prossime Regionali?
«Due considerazioni. La prima: di solito il presidente uscente viene ricandidato. La seconda: ho parlato dell'appuntamento elettorale con Berlusconi in relazione al programma. È quello che mi sta a cuore, il progetto».
Vabbè ma l'investitura allora non c'è stata.
«Non era quello il momento. Arriverà. Certamente mi metto a disposizione».
Niente primarie comunque.
«A me piacerebbero. Il confronto aiuta».
Ma il capo del partito-azienda non lo permette.
«Berlusconi, in effetti, è contrario. Io invece le farei, penso a Paesi come gli Usa dove sono addirittura diventate legge. È un istituto molto efficace per avvicinare i cittadini alla politica».
Quanti voti può portare la madonna di Bonaria scortata a Buenos Aires?
«La madonna di Bonaria è un valore universale: strumentalizzarlo per ragioni politiche è quanto mai triste. Addirittura squallido, direi. Interpretarlo in quel modo è un segno della decadenza della politica».
Facciamo un bilancio delle inchieste giudiziarie.
«Ricevere un avviso di garanzia è una sorta di pre-condanna nell'immaginario collettivo e sui giornali. Chi svolge un ruolo pubblico sa di correre questo rischio. Al dunque: sono stato indagato cinque volte, in tre sono stato prosciolto».
Le altre due?
«Ancora in corso. Una riguarda la municipalizzata di Carloforte: sono accusato, nella mia veste di consulente, di bancarotta. Nell'altra, sulla cosiddetta P3, sono sotto inchiesta per abuso d'ufficio. Al momento opportuno non avrò problemi a chiarire la mia posizione».
Resta il fatto che frequenta cattive compagnie.
«Nel mio ruolo ho il dovere di ascoltare chi vuole parlarmi».
D'accordo ma Carboni, dell'Utri e Verdini non sono soci della bocciofila.
«Nella vita di ciascuno di noi capita di trovarsi davanti ai bivi. L'importante è sapere sempre quale strada imboccare, avere valori ben saldi. Sulla vicenda Carboni sono stato coinvolto in un'accusa di corruzione che è totalmente caduta. Sarà un segnale del mio modo d'essere, no?»
Come valuta il governatore Cappellacci?
«So d'aver dato tutto me stesso alla causa in un momento straordinariamente difficile. Ho fatto scelte di assoluta rottura col passato».
Dovesse citare un provvedimento da raccontare ai figli?
«L'affermazione dei diritti della Sardegna nella battaglia sulle Entrate. Poi penso alla Sassari-Olbia: per tanti era un'opera irrealizzabile e invece siamo arrivati all'ultimo bando per l'assegnazione dei lavori. Ancora: la rivoluzione nei trasporti, la scuola digitale...».
S'è accorto che in Consiglio regionale c'era anche l'opposizione?
«È un particolare che registro con un certo dispiacere. Amo le sfide e le competizioni ma onestamente ho sentito soltanto insulti e nessuna controproposta».
L'accusano d'essere stato in letargo per quattro anni.
«All'inizio mi dicevano che ero appiattito sulle posizioni del mio partito. Bisogna giudicare sulla logica dei fatti e non delle parole. Non nascondo, in ogni caso, che essendo un rappresentante della società civile prestato alla politica, ho avuto bisogno di tempo per conoscere la macchina regionale».
Dicono sia uno specialista nell'impadronirsi di battaglie altrui: la zona franca, per esempio.
«Questa è davvero divertente. Per la zona franca bisogna però mettersi d'accordo su chi siano i padri legittimi: Lussu e Bellieni, magari. È vero invece che su questo tema ho cercato il massimo dei consensi».
Soru dice che lei ha più commissari del capo della Polizia.
«Dice così perché ha poca dimestichezza con le deleghe e il ricorso ai collaboratori. Amava fare tutto da solo, io non ho questa ambizione. Dice anche che avrei buttato a mare cinque miliardi di euro: è bugiardo, penosamente bugiardo».
Bustianu Cumpostu è un suo alleato segreto.
«Bustianu è un'ottima persona con la quale mi confronto su grandi temi».
Invece un suo nemico giurato è Claudia Lombardo.
«Abbiamo alle spalle molte iniziative in comune. Mi dispiace. Coltivo la speranza di poterci rincontrare, di poterci risintonizzare».
Ha un'urgenza: recuperare sardisti e Riformatori.
«I sardisti sanno che mi sono impegnato al massimo sui punti programmatici della nostra unione. Lo stesso vale per i Riformatori, basti dire che ci ho messo la faccia nella loro battaglia referendaria».
E se si mette a correre pure Mauro Pili?
«Lo considero una risorsa del partito e della politica. Ma la domanda è: lavora per un progetto del Pdl o per cosa?»
Le risultano manovre (quasi) segrete per creare un Grande Centro?
«Manovre per creare un Grande Centro autonomo dal Pdl e dal Pd? Non credo. Manovre in corso per riaffermare vecchie e solide alleanze, sì».
Ha paura dei grillini?
«Se andiamo a vedere il loro programma, resto sereno: è da tempo che ci muoviamo in certe direzioni. Vogliamo parlare di democracy, vogliamo parlare di microcredito? Non li hanno inventati loro questi temi. Poi c'è il resto».
Il resto, cosa?
«Parlare dei grillini significa non sottovalutare il loro peso elettorale ed io non commetterò certo questo errore. Resto tuttavia convinto che il voto ai grillini sia un segno di malessere e non di adesione ad una proposta politica. Dovremmo riflettere su questo».
Ma lei ha capito chi possa essere il candidato del centrosinistra?
«A me piacerebbe una persona con la quale confrontarsi nel rispetto delle regole, su contenuti e su visioni. Il fatto è che non vedo niente di tutto questo se guardo dentro la casa del centrosinistra».
Vuol dire che un candidato devono tirarlo fuori dal cilindro?
«Non ho idea se sia proprio così. Di sicuro mi pare d'avere davanti il vuoto».
Il nome-boom di queste elezioni potrebbe essere Michela Murgia?
«Beppe Severgnini ha scritto un bell'articolo per dire che Michela è certamente una brava scrittrice ma che per fare il presidente di regione non basta essere onesti e avere un'ispirazione letteraria. Serve competenza. Alla fine si chiede, e noi con lui: siamo proprio sicuri che non sia sbagliato portarla via alla narrativa?»
pisano@unionesarda.it

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