Roberto Deriu in pista di lancio per le primarie della coalizione di sinistra c'è da un pezzo ma adesso è arrivato il tempo di serrare le fila in vista dell'appuntamento di settembre. Lo ribadisce forte e chiaro riunendo a Santa Cristina gli attivisti che da domani in poi saranno al lavoro per trovare le cinquemila firme a sostegno della candidatura.
Deriu non si limita al tecnicismo statutario, ne approfitta per confessare che il modo di procedere in casa Pd non lo soddisfa per niente. «Dobbiamo fare delle primarie un dibattito pubblico sulle cose da fare, sui programmi seguendo le aspettative della gente e non procedere, come invece mi pare stia accadendo, a una semplice somma delle correnti. Non possiamo limitarci al nome ma dobbiamo lavorare sui programmi. Non possiamo opporci a Cappellacci con gli stessi identici metodi di Cappellacci. La gente va coinvolta perché la soluzione di tutti i problemi dei partiti non risolve un solo problema di tutti».
A chi gli chiede di Maninchedda pronto a correre, risponde: «Non discuto il nome ma non capisco come la proposta, qualunque essa sia, possa essere inserita senza un dibattito serio e serrato».
Roberto Deriu ribadisce i temi forti del suo programma: Abbanoa, «da smontare pezzo per pezzo, altrimenti continuerà ad accumulare debiti su debiti e a fornire servizi sempre più scarsi», la scuola, il sistema universitario sardo. «Dobbiamo liberarci della dipendenza alimentare, ormai importiamo quasi tutto».
Ancora: «Il 50 per cento del bilancio regionale va gestito dai Comuni e dagli enti locali. La Regione deve fare le leggi che invece non fa, lasciando alle autonomie locali la gestione dei soldi. Mi candido alle primarie su queste cose, per tentare di risolvere i problemi veri della gente», annuncia Deriu ai sostenitori arrivati un po' da tutte le parti ma con maggioranza nuorese e ogliastrina. «Voglio una risposta sul programma, altrimenti accordi con nessuno».
Antonio Masala
