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L'unione sarda. Area Soru inquieta «Renato ci ripensi»

Santa Cristina, riunione dei fedelissimi

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La “questione Soru” è tutt'altro che chiusa. L'ex governatore «con un atto di generosità», spiegano i suoi fedelissimi, riuniti ieri a Santa Cristina, ha annunciato la rinuncia a partecipare alle primarie del centrosinistra, ma questa decisione, anziché essere accolta con spirito costruttivo - è sempre l'opinione dell'Aera Soru - non ha prodotto alcun effetto. Le guerre di gruppi e gruppetti continuano e la ricerca di un candidato, che secondo i soriani dovrebbe essere nel segno del rinnovamento, diventa sempre più affannosa.
Un quadro a tinte fosche, che Peppone Tinnirello, portavoce di giornata del gruppo che si richiama a Renato Soru, non esita a indicare come deleterio per il futuro dell'alleanza, a febbraio chiamato a strappare dalle mani del centrodestra il governo della Regione. «Noi abbiamo rispettato la decisione di Renato Soru di non presentarsi alle primarie. Ne abbiamo preso atto con rammarico, considerando che si trattava di un gesto di generosità, per aiutare il centrosinistra a trovare una figura fresca, giovane, di rinnovamento, che porti avanti la battaglia iniziata con la Giunta Soru». Niente di tutto questo è avvenuto, evidentemente, se i fedelissimi hanno sentito l'esigenza di riunirsi a Santa Cristina e prendere una posizione forte. «Se non si trovasse un candidato unitario, tutto tornerebbe in discussione», dice Tinnirello. E Mario Bruno aggiunge: «Il gesto di Soru doveva essere colto da altri».
Più esplicitamente, i nomi emersi sinora (da Deriu a Ganau, da Barracciu a Maninchedda) scontentano non poco l'Area Soru. E su questo punto Tinnirello è esplicito: «Bisogna andare al di là dei nomi in campo, individuare una figura che si faccia garante di proseguire il processo di cambiamento della Regione e del partito. Se non venisse superata questa empasse, chiederemo a Renato Soru di ripensarci e di candidarsi alle primarie». È un macigno nello stagno, tutto può ancora accadere.
Iv. P.

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