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L'unione sarda. È battaglia sotterranea

Sinora soltanto il governatore Cappellacci è uscito allo scoperto La tentazione scissionistica di Unidos e l'incognita dei sardisti

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La partita del centrodestra si gioca sul filo dei sondaggi (il nume tutelare della politica berlusconiana), condita con un pizzico di sovranismo, il leit motiv di tutte le forze politiche isolane, e di alcuni temi a forte impatto: zona franca e trasporti. In tutto questo c'è un candidato, Ugo Cappellacci, governatore uscente, uno ombra, Mauro Pili, deputato, e alcuni outsider o presunti tali. E una certezza: non parlate di primarie del centrodestra, «perché il centrosinistra è capace di portare ai seggi tre milioni e mezzo di votanti, noi al massimo trecentocinquantamila», confessa Pili. «Sul piano organizzativo, con la sinistra non c'è partita».
LE PRIMARIE Quindi, niente primarie, anche se velatamente (e probabilmente più per forma di pressione che per volontà reale) Giorgio Oppi, navigato politico leader dell'Udc, e anche i Riformatori hanno adombrato l'ipotesi che questo fosse lo strumento giusto per individuare il candidato per le elezioni del prossimo febbraio.
UNO SOLO IN CAMPO Al momento, c'è un solo nome in campo, quello di Ugo Cappellacci. Il governatore si è auto candidato, in maniera certo legittima. Un po' perché la sua decisione di correre ancora è arrivata all'indomani di un incontro con Berlusconi, e un po' perché il presidente uscente è solitamente degno di conferma, altrimenti sarebbe come certificarne il fallimento.
A ogni buon conto, Cappellacci si sta muovendo come un carro armato. E sempre su temi caldissimi, di forte presa sull'elettorato. Intanto la battaglia contro gli armatori che hanno strangolato la Sardegna con tariffe merci e passeggeri insostenibili. Fare la guerra alla Tirrenia è argomento ad alto tasso di popolarità e Cappellacci non perde occasione per conquistare titoli sulle pagine dei giornali. Con qualche ragione, visto che l'Authority ha multato le compagnie per il cartello che ha permesso la lievitazione dei prezzi e che proprio l'altro ieri la Corte Costituzionale ha detto che la convenzione tra Stato e Tirrenia non si può siglare senza invitare al tavolo del confronto anche la Regione.
CARICO DA 11 Il governatore ha poi aggiunto il carico da undici: la zona franca, alias riduzione delle tasse per i sardi. Tema che ha messo all'angolo anche il centrosinistra, costretto a inseguire nonostante consideri demagogica la battaglia condotta dal governatore. Non è un mistero che Pili possa essere l'antagonista più credibile per Cappellacci. L'attivissimo deputato, praticamente un'iniziativa al giorno, ha fondato Unidos e fa circolare l'ipotesi (che smentisce ufficialmente) di essere pronto ad aggregare un'area sovranista-moderata-rivoluzionaria (non stupisca la contraddizione) capace di correre da sola.
GLI OUTSIDER Oltre Pili, c'è ben poco. La presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo è da tempo in rotta con il partito, difficile ipotizzare una sua candidatura. Udc, Riformatori, Fratelli d'Italia e Mpa di Franco Cuccureddu non hanno la forza per esprimere un candidato. Al massimo, Oppi può aspirare a costruire una forza di centro con l'apporto di Mariolino Floris, settantasei anni e nessuna voglia di smettere di fare politica, e dei Riformatori, a patto che rompano con Scelta civica di Monti, che Oppi gradisce come il fumo negli occhi.
I SARDISTI L'incognita sardista sarà sciolta sabato, quando il Consiglio nazionale deciderà sulle alleanze. A destra o a sinistra? Giacomo Sanna glissa: «Non vado certo al Consiglio con la decisione in tasca». Ma il passaggio di Maninchedda (subito espulso) al campo avverso non lascia dubbi sul fatto che il Psd'Az resti dov'è.
Stringi stringi, è una corsa a due, sotterranea, senza esclusione di colpi. Alla fine, ne resterà soltanto uno.
Ivan Paone

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