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L'unione sarda. Mesina, calabresi in cella

ORGOSOLO. Si sono costituiti ai carabinieri, a giugno sfuggirono all'arresto

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NUORO La latitanza nelle campagne di Africo Nuovo, cuore della Locride nel sud est della Calabria, è durata un mese e mezzo. Cominciata all'alba di lunedì 10 giugno, quando decine di carabinieri erano entrati in quel piccolo paese regno della 'ndrangheta e avevano fatto irruzione nelle abitazioni trovandole vuote, è terminata venerdì notte davanti agli stessi militari beffati 48 giorni fa. Domenico Scordo e Giovanni Morabito, quest'ultimo nipote del boss mafioso Giuseppe, si sono costituiti bussando alle porte della stazione dell'Arma e hanno messo fine alla caccia scattata dopo l'ordine di custodia cautelare spiccato dal gip di Cagliari Giorgio Altieri: i due ricercati, nella ricostruzione del procuratore aggiunto del capoluogo sardo Gilberto Ganassi, facevano parte della variegata banda di Graziano Mesina, un gruppo di malviventi che si occupava dello smercio di sostanze stupefacenti nell'Isola. Due i nuclei di trafficanti individuati dalla Dda di Cagliari: uno era capeggiato dall'ex primula rossa del Supramonte, l'altro faceva riferimento a Gigino Milia (amico e vecchio compagno d'avventure di Mesina) e aveva in Scordo e Morabito due tra i principali fornitori di droga. Ora sono 28 gli indagati finiti in cella.
TRATTATIVA Entrambi sono rinchiusi nel carcere di Reggio Calabria in attesa dell'interrogatorio di garanzia. Si sono presentati davanti ai carabinieri in compagnia degli avvocati difensori «dopo una lunga opera di convincimento e pressioni sulla famiglia», spiegano fonti investigative. Devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga, saranno processati dalla magistratura cagliaritana.
I CONTATTI A favorire i contatti tra loro e i complici sardi, secondo la ricostruzione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Nuoro al comando del capitano Luigi Mereu, sarebbe stato l'avvocato cagliaritano Corrado Altea, storico difensore di Milia e di numerosi 'ndranghetisti calabresi trapiantati in Lombardia legati soprattutto al clan Morabito-Bruzzaniti, che il legale sardo assiste dagli anni '90, quando aveva lo studio a Milano. Morabito si era incontrato con Milia all'aeroporto di Elmas il 5 gennaio 2010 per consegnare - sostiene l'accusa - due chili di droga alla banda di Guido Brignone, boss del quartiere cagliaritano Sant'Elia. Milia e l'avvocato Altea secondo il pm avevano anche tentato di usare i calabresi per organizzare un import di cocaina dalla Colombia usando come corriere un giovane cagliaritano con contatti in Sudamerica. Così il 26 aprile 2010 Milia era andato ad Africo Nuovo dai Morabito e il 7 maggio si era recato a Roma col corriere per farlo conoscere ai calabresi, coi quali avevano raggiunto Africo. Pochi giorni dopo Milia si era accorto di avere della microspie in auto e il viaggio in Colombia era saltato.
Andrea Manunza

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