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L'unione sarda. Camminava a fatica, ha urlato tre volte prima di accasciarsi

Gli abitanti di via Corbino

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dal nostro inviato
ELMAS «Aiuto, aiuto, aiuto». Per tre volte, con la poca voce che gli restava in gola, ha urlato il suo dolore. In piedi, barcollante nel vicolo sterrato a due passi dalla sua casa, Ignazio Piroi ha supplicato sperando che qualcuno lo ascoltasse. Le sue invocazioni hanno rotto il silenzio della sera, infilandosi oltre le finestre spalancate per il gran caldo delle poche abitazioni confinanti con il locale di blocchetti, al numero 17 di via Corbino, periferia estrema di Elmas non lontano dal semaforo tra la statale 130 e via del Pino Solitario, che l'uomo, dedito da anni alla droga, aveva trasformato nella sua dimora. Sua e di quel piccolo cucciolo meticcio color miele, rimasto solo, che i carabinieri hanno trovato in cucina e consegnato ad un vicino che potrà così accudirlo.
«Saranno state le otto, forse poco più tardi», racconta la vicina di casa che per prima ha visto e aiutato Piroi. «Mamma, c'è il signor Ignazio, forse sta male». È stato il figlio della donna, Antonio, a sentire le urla. Una telefonata al 118 ha fatto scattare i soccorsi. Nulla faceva però presagire che di lì a poco quel malore, uno dei tanti acciacchi che ormai accompagnavano la vita di quest'uomo finito spesso nei guai per colpa della droga, potesse finire in tragedia. Nessuno ha sentito o visto qualcosa. Tanto meno assistito a un violento bisticcio.
Gli uomini della scientifica dei carabinieri hanno per molte ore esaminato ogni angolo della casa per capire, intanto, se Ignazio Piroi sia stato aggredito all'interno della sua abitazione. C'è il sospetto, invece, che il grave episodio sia avvenuto fuori, magari neppure a Elmas. Magari a Cagliari, in quel lasso di tempo compreso tra le cinque del pomeriggio (orario e le venti. «No, non lo frequentavamo. Da quando è morto mio marito non esco mai di casa. Solo un semplice ciao quando ci si incontrava», racconta la vicina. «Abbiamo chiamato il 118, tutto qui. Abbiamo solo fatto il nostro dovere. Altro non possiamo dire».
A. Pi.

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