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L'unione sarda. Carciofo sardo, nasce una rete

Otto imprese si mettono insieme per sfidare il mercato

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Mettersi insieme per fare rete, dominare il mercato e non essere dominati. In Sardegna nasce la prima rete d'imprese per la produzione, trasformazione e commercializzazione del carciofo. Una rete che prende il via dal basso, dagli stessi operatori, stanchi di subire le bizzarrie del mercato e decisi a dare una svolta alla propria attività.
L'INIZIATIVA La rete “Cynara Iqnusa” è stata avviata per iniziativa di otto aziende distribuite in tutto il territorio regionale. Grazie alla mediazione di Banca di Credito Sardo e Agriventure, le aziende si sono messe insieme, con un marchio sperimentale e volontario (che ritrae un carciofo selvatico), e rispondendo così alle sollecitazioni arrivate dalle filiali dell'istituto di credito. Sono stati proprio i funzionari della banca, infatti, a innescare il meccanismo che ha portato poi alla nascita della rete, i cui componenti si sono riuniti la scorsa settimana in assemblea, costituendo anche gli organi della nuova aggregazione d'imprese.
La imprese che per ora hanno aderito all'iniziativa (aperta comunque a nuove adesioni) sono Sulcis Agricola, Valledoria Ortaggi, Fratelli Alberto ed Efisio Orrù di Serramanna, Frau Pier Nicola di Serramanna, Tocco Michele di Villasor, Matta Francesco di Villasor, Sid Babay e Tir Trasporti. La rete metterà insieme complessivamente 400 ettari di territorio sardo dedicati alla coltivazione del carciofo spinoso, oltre ad aziende che si occupano della trasformazione, del trasporto e della commercializzazione.
LA RICERCA Tra gli obiettivi c'è anche quello di avviare un'interlocuzione con Sardegna ricerche, e in particolare con i laboratori di Porto Conte, per mettere a punto nuove tecniche sia nella coltivazione del carciofo che nella salvaguardia del prodotto, sulla base delle esigenze di mercato. «Vogliamo cercare di intervenire sui tempi di produzione per evitare eccessi in alcuni periodi dell'anno, con riflessi sui prezzi finali», spiega Piergiorgio Matta, uno dei promotori della rete, titolare della Sid Babay, società con sede nel Sulcis.
LA COMMERCIALIZZAZIONE Agire sui meccanismi commerciali, infine, è il vero obiettivo dell'organizzazione, che può contare su una grande potenza di fuoco sul fronte produttivo (ogni ettaro produce circa 35mila capolini), ma deve subire le stranezze del mercato. «Siamo costretti a subire una decadenza del prezzo che non ha una logica», osserva ancora Piergiorgio Matta, «eppure si verifica. Da due anni stiamo lavorando per arrivare a costituire una rete, con una ristrutturazione di tipo commerciale del settore, mettendo insieme il nord e il sud della Sardegna e puntando così sui nostri mercati di destinazione, il Nord Italia, l'Emilia e la Toscana». L'organizzazione di vendita, se migliorata, può dare ottimi risultati soprattutto nella media distribuzione. Ed è questo l'obiettivo che si sono posti gli imprenditori.
Giuseppe Deiana

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