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L'unione sarda. Battaglia sugli usi civici

Sinistra e ambientalisti contro la legge: «Apre alla speculazione» La replica: «Non ci saranno deroghe alla tutela del paesaggio»

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Un esempio, così ci si capisce meglio: uso civico può essere quello di chi va a fare legna in un bosco, magari senza neppure sapere che è un terreno comunale, ma perché da sempre si fa così. Oppure il pascolo, la ricerca di funghi e così via. In Sardegna molte aree sono riservate - per consuetudini talvolta secolari - all'uso di una comunità. La popolazione del paese, di solito.
Per i giuristi, l'uso civico è un diritto di godimento. Per chi ne beneficia, un'opportunità. Per i Comuni, a volte, una scocciatura: perché si porta dietro vincoli ambientali assoluti. A Orosei si è scoperto che graverebbero usi civici su zone edificate da tempo, a Nuoro la questione paralizza la zona industriale di Pratosardo. Orani, per la Regione, ha 1.500 ettari vincolati: solo 500 per il Comune. Tema delicato, insomma: prevedibile quindi la polemica sulla legge approvata dal Consiglio regionale, che avvia una procedura straordinaria di accertamento degli usi civici.
LA NORMA Entro il 31 dicembre i Comuni devono verificare le aree soggette, e «oltre a documentare il reale sussistere dell'uso civico, possono proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti». La parola «sclassificazioni» è quella che ha suscitato sospetti, e non per l'orribile suono burocratese. Ma perché alcune aree potrebbero perdere la destinazione “civica”. Anche se la legge cita i casi in cui i terreni «abbiano perso la destinazione originaria di terreni pascolativi o boschivi», o non sia «documentabile l'originaria sussistenza del vincolo».
CONTRARI Il senatore Luciano Uras (Sel) ha avviato da giorni una battaglia ripresa in aula da Carlo Sechi (ma Daniele Cocco e Giorgio Cugusi, pur con dubbi, hanno votato sì), e dal coordinamento regionale Francesco Agus dice che «la svendita del territorio è inaccettabile. Si lasciano le comunità indifese dagli attacchi speculativi privatistici».
Il testo era firmato da tutti i capigruppo: primo Pietro Pittalis (Pdl), poi Giampaolo Diana (Pd). I democratici Luigi Lotto e Antonio Solinas hanno votato no per protesta sul metodo (la legge è passata con procedura d'urgenza, ignorando la proposta della commissione Agricoltura). Astenuto, a sorpresa, l'assessore all'Agricoltura Oscar Cherchi (Pdl): «L'accertamento degli usi civici la Regione lo ha già fatto. Lo rifanno i Comuni? Bisognerà poi verificare le differenze». Si rischiano contenziosi e intoppi.
Claudia Zuncheddu (Sardigna libera) non era in aula, ma è contrarissima alla «sdemanializzazione delle terre di maggior pregio, magari presso zone umide. Non si può, su questo tema, dare competenza ai Comuni che hanno dimostrato un'incapacità totale a gestire l'urbanistica e l'edilizia». Vincenzo Tiana (Legambiente) annuncia appelli al governo perché impugni la legge, così come il Gruppo d'intervento giuridico: secondo gli ambientalisti le aree a uso civico già accertate nell'Isola sono pari a 161mila ettari, il 6% dell'intero territorio, ma con gli altri accertamenti si potrebbe arrivare persino al 20%.
FAVOREVOLI Dal Pd non vuol passare per nemico dell'ambiente Gian Valerio Sanna, accusato dell'eccesso opposto quando era assessore con Soru: «I Comuni hanno la miglior conoscenza del territorio e della sua storia, e devono avere certezza della norma. La Regione impiega 6-12 mesi per le verifiche, serve una sburocratizzazione». Ma «non c'è nessuna deroga. E l'iter passa dai Consigli comunali, organi democratici».
Franco Mula (Riformatori), chiamato in causa anche come sindaco di Orosei, è «soddisfatto in parte», per via della procedura d'urgenza: «Da mesi era pronta la mia proposta di legge». Ma «finalmente - aggiunge - i Comuni hanno la potestà di autodeterminarsi sull'esistenza degli usi civici». Se la Regione non «contrapporrà documenti» di prova contraria, dovrà «confermare l'accertamento dei Comuni».
Giuseppe Meloni

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