ORGOSOLO C'è chi rovina l'auto dei turisti e finisce sui giornali e chi restituisce a un ospite conosciuto un portafoglio trovato in campagna senza dire niente a nessuno. Questa volta però, davanti all'ennesimo sfregio all'immagine del paese, si sentono traditi anche gli oltre cento ragazzi di Orgosolo che tempo fa avevano scritto una lettera ai quotidiani sardi per prendere le distanze e condannare certi atti stigmatizzando però «anche i titoloni in prima pagina».
Un gruppo di balordi domenica scorsa ha danneggiato l'auto di una famiglia di turisti belgi saltando sopra il cofano. Teppisti che sicuramente sono già stati identificati grazie alla freddezza delle vittime giunte in tempo per filmarli mentre commettevano la malefatta, per poi consegnare il video alla polizia. Ennesimo atto di distorta balentìa. Che la squadra di giovani autori della missiva, tutti tra i 18 e i 25 anni ieri accoglie con disgusto e rammarico: «Chissà magari una lettera non basta», mormora qualcuno. A denti stretti, però, la consegna del gruppo è infatti quella del non rilasciare dichiarazioni. Ma a furia di insistere qualche piccola considerazione sfugge: «Una cosa è certa, c'è ancora tanto da lavorare per cambiare le cose».
Nessun comunicato, questa volta, solo un incontro tra i più operativi per riflettere su questo nuovo atto che rischia di compromettere all'esterno l'immagine del paese dei murales. Strali anche dall'amministrazione: «Abbiamo faticato tanto per promuovere il nostro territorio», lamenta il sindaco Dionigi Deledda, «e uno sparuto manipolo rischia di rovinare tutto il nostro lavoro. Ma Orgosolo non è quel manipolo. Gli orgolesi sono quel ragazzo che l'altra sera ha restituito il portafoglio a un signore romano che lo aveva perso in aperta campagna. E dentro non mancava un centesimo».
Lentamente ma con costanza qualcosa si muove: da un po' di tempo alcuni cittadini hanno preso a incontrarsi in Municipio per discutere dei problemi del proprio villaggio. La gente che si riappropria del bene comune. Ma c'è di più: in tanti si sentono abbandonati dalle forze preposte al controllo, in tanti lamentano di non sentirsi abbastanza protetti e invocano un maggiore presidio da parte delle autorità preposte.
Fr. Gu.
