GALTELLÌ Il giorno dopo la sciagura il villaggio deleddiano ai piedi del Tuttavista vive tra angoscia e colpa. Il sindaco Giovanni Santo Porcu ha proclamato il lutto cittadino e con una piccola delegazione parteciperà ai funerali delle due turiste. Travolte e uccise da un auto lanciata a velocità folle e guidata da un operaio di Galtellì. Che correva, come hanno dimostrato i rilievi, e aveva bevuto troppo. Comunque abbastanza per non essere lucido al volante. «Non si finisce mai di sensibilizzare i giovani sulle conseguenze letali che possono provocare comportamenti di questo tipo. Eppure nemmeno questa volta è servito – dice il primo cittadino –. Ora il responsabile dell'incidente se la dovrà vedere con la giustizia, niente rispetto a chi purtroppo ha perso la vita».
Giangiuseppe Burrai (babbo di Orosei e mamma di Galtellì), cavatore di 29 anni, separato e padre di due figli, che guidava la Bmw 320 assassina, è un appassionato di motori. La foto del suo profilo facebook lo ritrae a bordo di una potente moto da strada, una delle due che possiede. Ai primi soccorritori e agli inquirenti che poi lo hanno arrestato e che gli chiedevano spiegazioni per quell'assurdo impatto pare abbia solo ripetuto sempre e più volte la stessa frase: «Non li ho visti, non li ho visti».
DALLA FESTA AL LUTTO Mercoledì notte Galtellì è passata in una manciata di secondi dalla festa al lutto. Il tempo per udire quel terribile schianto, accorrere e rendersi immediatamente conto della tragedia. Due persone che fino a pochi minuti prima festeggiavano, ridevano e scherzavano con amministratori comunali, i cantori Voches Ammentos e i responsabili del centro commerciale naturale “Borgo ospitale”, che avevano organizzato una serata tra musica e recitazione fino a quel momento perfetta in quel luogo ricco di suggestione che è il castello di Pontes, erano riverse sull'asfalto prive di vite, altre due gravissime condizioni venivano invece soccorse e accompagnate all'ospedale San Francesco di Nuoro.
«La comunità è affranta. Il destino è veramente assurdo. Fino a pochi minuti prima dell'incidente parlavamo con questi nostri ospiti. Persone affabili, gentili che conoscono bene la nostra isola e il nostro territorio. Ci avevano fatto i complimenti e già si informavano quando potevano tornare prima di rimettersi in viaggio verso Calagonone», racconta il sindaco. Che ha seguito assieme a molti paesani le operazioni di soccorso fino alle tre del mattino. Il primo cittadino è sconvolto. Oltre a prendersela con quel tratto di strada maledetto, un lungo rettilineo che invoglia troppi a pigiare il piede sull'acceleratore, invoca la realizzazione di una circonvallazione. Se poi alle velocità folli ci si mette alla guida dopo avere abusato di alcol evitare le tragedie è davvero difficile.
SAREBBERO TORNATE Davvero grande la commozione tra i protagonisti della serata dove le parole recitate dell'attore Gianluca Medas si alternavano ai canti della tradizione. «La serata procedeva in un'atmosfera di grande suggestione», ha detto Giovanni Vacca, Presidente dell'associazione Voches ammentos. «Ivana e la sua amica Marcella, insieme ai rispettivi compagni Bruno e Luigi, ascoltavano e ci chiedevano meravigliate la traduzione dei nostri brani e chiarimenti sul possibile legame alla nostra storia», spiega il cantore. «Dopo la cena ai piedi del castello, ci siamo lasciati quasi fossimo vecchi amici, dandoci appuntamento al prossimo evento culturale».
SCENA AGGHIACCIANTE Ieri, a poche ore dal terribile scontro, Riccardo Usai, informatico a Venezia, ma in vacanza a Galtellì, paese del padre, come ogni estate, ha ancora negli occhi i fotogrammi della tragedia. «Appena accorso ho chiamato l'ambulanza», ricorda il giovane, «mi sono avvicinato a prestare soccorso. Nessuno urlava o ansimava. Tre di loro erano privi di sensi immobili mentre una delle due donne è riuscita con le sue forze a uscire dall'auto per poi morire pochi minuti dopo. Una scena straziante a cui ho assistito impotente che non dimenticherò mai».
Luca Urgu
