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L'unione sarda. Lingua blu, Coldiretti in campo

Allarme degli allevatori dopo il focolaio di Bultei. Peste suina: nuovo round a Roma

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Lo spettro della lingua blu è ritornato e il popolo degli allevatori sardi lancia il grido di allarme. La Coldiretti ieri ha presentato il piano d'azione da proporre agli assessorati di Sanità e Agricoltura. Tre i punti da cui partire per non rivivere la strage del 2003, quando furono decine di migliaia le pecore a essere abbattute. «Il focolaio scoppiato pochi giorni fa a Bultei, preoccupa per la diffusione su larga scala dell'infezione che dal sud dell'Isola si sta espandendo verso il nord - commenta Luca Saba, direttore della Coldiretti Sardegna - se vogliamo circoscrivere la malattia dobbiamo agire con le vaccinazioni il più presto possibile».
PRIORITÀ L'associazione di categoria punta soprattutto sulla campagna vaccinale per arginare le perdite. «È necessario recuperare il ritardo accumulato - aggiunge il presidente della Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu - rischiamo di vedere vanificati i successi ottenuti fino a ora nella battaglia contro il virus». L'assessorato alla Sanità precisa che «esiste la massima disponibilità a istituire una task force contro l'emergenza della febbre catarrale» e «da settimane è già iniziata la ripartizione di 2 milioni di dosi di vaccino».
INDENNIZZI L'altro fronte su cui si muove la Coldiretti è quello degli indennizzi alle aziende colpite dall'epidemia dello scorso anno. «Sono due i milioni di euro destinati agli allevatori danneggiati dalla lingua blu, ma non si sono ancora visti», sottolinea Saba. «Ritardare l'erogazione dei risarcimenti - continua Cualbu - equivale a condannare a morte le aziende già fiaccate dalla crisi». La Regione tranquillizza gli addetti ai lavori: «Il termine di presentazione delle richieste è scaduto poco più di una settimana fa - afferma una nota ufficiale - e il coordinamento Argea ha avviato le istruttorie che consentiranno di arrivare, nel più breve tempo possibile, ai provvedimenti di concessione degli aiuti».
BOVINI Altro nodo da sciogliere è quello della movimentazione dei bovini. «Soggetti a embargo in quanto portatori sani del virus, anche se immuni alla malattia», spiega Saba. In assenza di accordi interregionali, i capi sardi non sono accettati in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Campania. «A questo si aggiunge il blocco da parte di alcune compagnie marittime dei carichi di bestiame per il mese di agosto». La chiusura di un'importante fetta del mercato italiano porterebbe a un deprezzamento dei prodotti. Un'altra tegola quindi sulla testa di tanti allevatori che cercano di sopravvivere alla crisi.
PESTE SUINA Intanto va avanti anche la lotta che Regione e Comuni combattono contro la peste suina. Il 12 settembre il presidente Cappellacci, l'assessore De Francisci e i primi cittadini di diversi centri delle zone a rischio saranno a Roma, al ministero della Salute, per chiedere la deroga all'abbattimento dei capi non sieropositivi.
Luca Mascia

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