Tremila euro di scartoffie, ottocento di finestra in pvc, manodopera compresa e ivata. Tempo impiegato per il lasciapassare: due anni. A due coniugi di Sarroch è andata peggio: 7000 euro di spese per una vetrata da 1500 euro.
L'ATTESA Le pratiche per ottenere un visto impiegano anche due, tre perfino quattro anni: il tempo del viaggio nell'oceano di carta che sommerge il mondo dei cantieri. Facilmente si perdono nell'andirivieni tra Comune, Regione, Asl, Soprintendenza, Forestale, Vigili del fuoco etc. Se nel frattempo cambiano le leggi poi sono dolori. «L'edilizia in Sardegna è in agonia, strangolata dalla burocrazia, troppa, contradditoria e penalizzante per tutti, cittadini, tecnici, costruttori», commenta Sergio Lai, presidente dell'Ordine cagliaritano degli ingegneri.
Per capire: la legge urbanistica regionale (la 45) del 1989 fa a pugni col piano paesaggistico del 2006 (era Soru): Ma solo undici Comuni hanno sintonizzato il loro Puc al piano dei supervincoli mentre il tentativo di semplificarlo dell'attuale Giunta ha sbattuto contro un muro di no innalzato dal Ministero dei beni culturali. Risultato: malgrado tutti i bla bla, l'urbanistica in Sardegna è il regno dell'anarchia dove qualunque soggetto trova una norma ad hoc per giustificare la sua decisione.
BATTIMANI Gli addetti ai lavori raccontano una scenetta frequente negli androni degli uffici dell'edilizia privata a Cagliari: quando qualcuno esce con la pratica approvata forte dell'ultima firma, scatta puntuale l'applauso tra i tecnici che fanno anticamera.
TRINCEA Gli ordini professionali (ingegneri, geometri, periti edili) sono in trincea. Ad aprile hanno dato via a un tavolo unico: una sorta di comitato d'emergenza nato sull'onda di una crescente preoccupazione per la paralisi del settore. La crisi dei prezzi ci ha messo lo zampino, ma la babele di norme, procedure e interpretazioni a tema libero ha fatto più vittime dello spread.
Altro esempio: In Gallura chi vuole costruire o ristrutturare nell'agro deve affidarsi al rito del pendolino. I Comuni di Palau, Arzachena, Santa Teresa danno un'interpretazione diversa alla norma sulle dimensioni del lotto minimo (1 ettaro).
BABELE Anche negli uffici comunali le idee non sono spesso chiare . «L'altro giorno un collega», racconta Maurilio Piredda, presidente del collegio cagliaritano dei geometri, «mi ha raccontato di aver accompagnato il suo cliente negli uffici del Comune di Cagliari dove tre tecnici dello stesso settore davano tre risposte diverse alla pratica che aveva presentato». Capita spesso, a quanto pare: «Siamo arrivati all' edilizia secondo me , non secondo le norme. Non c'è certezza del diritto e noi come professionisti non sappiamo più come comportarci».
PAURA Negli uffici di edilizia privata e urbanistica dei Comuni c'è disorientamento davanti alla montagna di norme e interpretazioni contradditorie tra loro. I funzionari hanno paura di sbagliare col rischio di finire sotto inchiesta con l'accusa di abuso d'ufficio. Nessuno si assume le responsabilità: le pratiche non vengono firmate, il diniego è spesso la via più sbrigativa. Che fare, allora? Chi non se la sente di aspettare un'eternità ordina il lavoro e in segreto risolve il problema. Poi va a fare numero nell'esercito degli abusivi dell'edilizia.
«Siamo alla frutta», ammette un funzionario dell'assessorato regionale all'urbanistica. Verissimo: sollecitato dall'associazione-costruttori, il Prefetto di Cagliari il 3 luglio scorso ha convocato tutte le parti in causa per vedere cosa fare «per le problematiche quotidianamente incontrate dagli operatori economici nel relazionarsi con i competenti Uffici». Attorno al tavolo, presieduto da Alessio Giuffrida presenti i rappresentanti di tutti gli enti che hanno potere di firma e di veto: erano venti. (continua-1)
Antonio Martis
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